METACOGNITIVE TRAINING (MCT) PER LE PSICOSI

Il trattamento psicofarmacologico rappresenta ancora la forma principale di terapia della schizofrenia. Tuttavia, le riserve profondamente radicate nei confronti della psicoterapia per le psicosi, sono state di recente poste profondamente in discussione. Alla luce del grande numero di pazienti che mostrano una risposta scarsa o assente ai farmaci antipsicotici, o che abbandonano il trattamento a causa di effetti collaterali e per mancanza di insight (Byerly, Nakonezny, & Lescouflair, 2007; Elkis, 2007; Voruganti, Baker, & Awad, 2008), la ricerca sulle strategie psicoterapeutiche complementari e sui trattamenti cognitivi, sta assumendo una importanza sempre più rilevante. I trattamenti cognitivo – comportamentali, in particolare, hanno dimostrato di essere un utile approccio complementare alla psicofarmacologia (Wykes, Steel, Everitt, & Tarrier, 2008). Il training metacognitivo (Moritz & Woodward, 2007) è basato sui fondamenti teorici del modello cognitivo comportamentale della schizofrenia, avvalendosi comunque di un approccio terapeutico lievemente diverso.

Lo scopo principale del training metacognitivo consiste nel modificare “l’infrastruttura cognitiva” della ideazione delirante. Il training consta di otto moduli nucleari incentrati sui comuni errori cognitivi e le tendenze nella risoluzione dei problemi nella schizofrenia (i due moduli aggiuntivi sull’autostima e sull’affrontare lo stigma sono opzionali e possono completare o rimpiazzare la struttura di base). Tali errori e tendenze, presi singolarmente o abbinati, possono culminare nella formazione di false credenze fino al punto di diventare deliri (Freeman, 2007; Garety & Freeman, 2013; Moritz & Woodward, 2007; Moritz, Vitzthum, Randjbar, Veckenstedt, & Woodward, 2010). Le sessioni sono volte a sensibilizzare il paziente su tali distorsioni e indurlo a riflettere criticamente, integrare e cambiare il suo attuale repertorio di risoluzione dei problemi.

I pazienti con schizofrenia e disturbi dello spettro della schizofrenia sono il principale gruppo target. Il programma è anche idoneo per i pazienti con altre diagnosi, che attualmente o in passato hanno mostrato sintomi psicotici (in particolare deliri, idee di riferimento, allucinazioni).

Ciascun modulo comincia con degli elementi psicoeducazionali e “normativi”: attraverso numerosi esempi ed esercizi viene introdotto ciascun dominio cognitivo (es. jumping to conclusion – saltare alle conclusioni) e viene discussa e illustrata la fallacia della cognizione umana. In un secondo passaggio, sono evidenziati, gli estremi patologici di ciascun errore cognitivo: i pazienti vengono introdotti al concetto che una distorsione del pensare “normale” conduce a problemi nella vita di tutti i giorni, e talvolta può culminare in idee deliranti. Tutto questo è illustrato con esempi di casi che riguardano persone con psicosi, fornendo l’opportunità ai partecipanti al gruppo di scambiarsi le proprie esperienze se si sentono inclini a farlo. I pazienti apprendono come riconoscere e difendersi dalle trappole cognitive. In questo contesto sono illustrate anche le strategie di coping disfunzionali (es., evitamento, negazione), unitamente alle modalità di sostituzione con strategie più utili.

I moduli si possono svolgere sia come sessioni individuali che di gruppo. Tuttavia, è consigliabile che i temi deliranti individuali vengano affrontati in sessioni terapeutiche uno-a-uno. Le dimensioni del gruppo variano da 3 a 10 pazienti. Ciascuna sessione, individuale o di gruppo, dura tra 45 e 60 minuti.

Il programma è formato da due cicli, ciascuno di otto moduli, ogni modulo viene effettuato con cadenza settimanale. I pazienti dovrebbero frequentare ambedue i cicli per approfondire e consolidare il successo del training. Le versioni parallele seguono la stessa logica. Tuttavia, l’introduzione e gli esercizi differiscono affinché ai pazienti che frequentano ambedue i cicli non venga presentato lo stesso materiale due volte.

Moritz S., Andreou, C., Schneider, B. C, Wittekind, C. E., Menon, M., Balzan, R. P. & Woodward, T. S. (2014). Sowing the seeds of doubt: A narrative review on metacognitive training in schizophrenia. Clinical Psychology Review, 34, 358-366. 

Moritz, S., Veckenstedt, R., Bohn. F., Köther, U. & Woodward, T. S. (2013). Metacognitive training in schizophrenia: Theoretical rationale and administration. In D. L. Roberts & D. L. Penn (Eds.), Social cognition in schizophrenia. From evidence to treatment (pp. 358-383). New York, NY: Oxford University Press. 

Moritz, S., Vitzthum, F., Randjbar, S., Veckenstedt, R. & Woodward T. S. (2010). Detecting and defusing cognitive traps: Metacognitive intervention in schizophrenia. Current Opinion in Psychiatry, 23, 561-569.

Moritz, S. & Woodward T. S. (2007): Metacognitive training in schizophrenia: From basic research to knowledge translation and intervention. Current Opinion in Psychiatry, 20, 619-625. 

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