DISTURBO DI PANICO E AGORAFOBIA
Il disturbo di panico è un tipo di disturbo d’ansia ed è caratterizzato da attacchi di panico frequenti ed inaspettati. L’attacco di panico consiste in uno stato di intensa paura, in risposta a qualcosa che viene percepita come pericoloso. Tale paura insorge in modo improvviso e intenso ma ha generalmente una durata molto breve, di circa dieci minuti.
Al disturbo di panico, spesso, si associa una condizione psicopatologica chiamata agorafobia, caratterizzata dall’ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto, in caso di attacco di panico.
Si ha un attacco di panico quando la paura che proviamo è così intensa da provocare almeno quattro tra i seguenti sintomi:
Sintomi somatici:
- Palpitazioni, percezione accentuata del proprio battito cardiaco;
- Sudorazione accentuata;
- Tremori o agitazione;
- Brividi o vampate di calore;
- Sensazione di mancanza d’aria o di soffocamento;
- Dolore o fastidio al petto;
- Nausea o disturbi addominali;
- Sensazione di sbandamento, di instabilità, sensazione di “testa leggera” o di svenimento (es. debolezza alle gambe, vertigini, visione annebbiata);
- Parestesie (sensazioni di intorpidimento o di formicolio);
Sintomi cognitivi:
- Paura di perdere il controllo o di impazzire;
- Paura di morire;
- Derealizzazione (la realtà esterna appare strana ed irreale) o Depersonalizzazione (sensazione di essere staccati dal proprio corpo).
L’età media di insorgenza del disturbo si colloca tra la tarda adolescenza e i 35 anni. Più raramente è possibile osservare casi di attacchi di panico nell’infanzia o con esordi tardivi, dopo i 45 anni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne soffre tra il 2% e il 3% della popolazione mondiale, coinvolgendo soprattutto le donne.
Secondo gli studi finora realizzati non si conosce un’unica causa responsabile del disturbo di panico, tuttavia sono stati individuati una serie di fattori di rischio:
- Situazioni stressanti fisiche (malattie, mancanza di sonno, iper-lavoro, uso di sostanze stupefacenti);
- Situazioni stressanti psicologiche (stress lavorativo, problemi finanziari, cambi di ruolo, conflitti interpersonali, malattie di familiari, separazioni, lutti);
- Iperventilazione, consiste in una respirazione più rapida e profonda rispetto al fabbisogno d’ossigeno dell’organismo in un determinato momento;
- Predisposizione genetica e familiarità per cui i consanguinei di primo grado si trasmetterebbero la tendenza a rispondere con l’ansia a determinati stimoli;
- Predisposizione biologica e psicologica alcuni studi dimostrano che in alcune persone si manifesta un’attitudine psicologica ad interpretare come pericolosi per la propria integrità fisica e/o mentale alcuni segnali che provengono dal nostro corpo (come per es. l’accelerazione del battito cardiaco, vertigini, nausea, ecc.);
- Caratteristiche di personalità consistenti essenzialmente in una sensibilità agli stimoli ansiogeni, che si manifesta in particolare con uno stile di pensiero catastrofico.
Attualmente, i trattamenti per la cura del disturbo di panico con (o senza) agorafobia, scientificamente ritenuti efficaci, sono la psicoterapia, la terapia farmacologica o un’integrazione tra le due.
In genere il solo trattamento farmacologico non risulta efficace, in quanto in fase di interruzione nell’assunzione del farmaco i sintomi tendono a ripresentarsi. Per tale motivo, solo in caso la terapia farmacologica si renda temporaneamente necessaria, si consiglia di eseguire un trattamento integrato (psicoterapia e farmacoterapia).
Trattamenti psicologici. La terapia cognitiva-comportamentale opera analizzando e riconoscendo l’esperienza vissuta dal paziente: la persona percepisce alcuni stimoli esterni (spazi affollati, luoghi chiusi, mezzi pubblici, ecc.) o sensazioni interne (tachicardia, svenimento, ecc.) come pericolose e come il segnale di una catastrofe imminente, reagendo con l’ansia. Quando il paziente si trova in uno stato ansiogeno, i sintomi sono amplificati e vengono interpretati come più pericolosi, fino a generare un attacco di panico, intrappolando il paziente in un circolo vizioso.
Per gestire e controllare tale meccanismo la terapia cognitivo comportamentale prevede:
- Formulazione di un contratto terapeutico: vengono definiti gli obiettivi terapeutici tra paziente e terapeuta;
- Psicoeducazione al disturbo: vengono fornite al paziente informazioni sul funzionamento del disturbo di panico, sull’insorgenza, sul come si manifesta e si mantiene il panico;
- Ricostruzione della manifestazione iniziale e attuale del disturbo;
- Insegnamento di tecniche per la gestione dei sintomi dell’ansia;
- Individuazione delle interpretazioni erroneeche portano all’attacco di panico;
- Esposizione graduale alle sensazioni e agli stimoli temuti ed evitati;
- Prevenzione delle ricadute.
Trattamenti farmacologici. La terapia farmacologica del disturbo di panico, qualora necessaria, prevede solitamente l’uso di due classi di farmaci: le benzodiazepine e gli antidepressivi di nuova generazione. Nel Disturbo di Panico i farmaci, abbassando i livelli di sofferenza soggettiva e di ansia; vengono utilizzati in una fase iniziale del trattamento in quanto creano le condizioni favorevoli per un intervento psicoterapeutico efficace.
Alcuni farmaci, come ad esempio le benzodiazepine, se assunti a lungo termine possono creare dipendenza, per evitare il rischio di tale condizione la prescrizione e l’assunzione deve avvenire sotto controllo del medico esperto (Psichiatra).
