DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATA

Il Disturbo da Ansia Generalizzata (DAG) è caratterizzato dalla presenza di ansia e preoccupazione per diversi eventi. L’intensità, la durata o la frequenza dell’ansia e della preoccupazione risultano essere eccessive rispetto alla reale probabilità dell’evento temuto. Viene definita “Generalizzata” poiché riguarda numerosi eventi e situazioni temute dalla persona.

Il pensiero catastrofico del DAG sembrerebbe coinvolgere l’intero mondo, giudicato pieno di minacce e di pericoli; con una tendenza a concentrarsi su alcuni timori: per la salute fisica, per la sorte di persone care, su eventi esterni imprevedibili.

I pazienti affetti da questo disturbo appaiono cronicamente ansiosi e appresivi, versano in uno stato di eccessiva preoccupazione per le circostanze quotidiane che comportano una condizione di allarme.

Le preoccupazioni eccessive sono accompagnate da almeno tre dei seguenti sintomi, per la maggior parte dei giorni negli ultimi 6 mesi:

  • Irrequietezza, o sentirsi tesi, “con i nervi a fior di pelle”.
  • Facile affaticamento.
  • Difficoltà di concentrazione o vuoti di memoria.
  • Irritabilità.
  • Tensione muscolare.
  • Alterazione del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, si sveglia poco riposato).

Dal punto di vista cognitivo, l’elemento qualificante il DAG è il “rimuginio”, ossia delle catene di pensieri negativi, che a partire da una preoccupazione specifica, mantengono ed incrementano lo stato di ansia. La componente somatica associata, invece, è costituita da sintomi a carico del sistema neurovegetativo. Infatti, molte persone che soffrono di questo disturbo presentano sintomi somatici come contratture muscolari, bocca asciutta, mani appiccicose, sudorazione, brividi dl freddo, nausea, diarrea, difficoltà a deglutire e nodo alla gola. La componente somatica del disturbo motiva i pazienti a consultare altri specialisti, coe il medico di famiglia, il cardiologo, lo pneumologo, il gastroenterologo e solo in ultima istanza lo specialista dei disturbi psicologici.

Il DAG ha un corso cronico, fluttuante e tendenzialmente peggiora durante i periodi di stress.

L’età media di insorgenza del DAG è di circa 30 anni. Le donne hanno il doppio delle probabilità rispetto agli uomini di sviluppare un DAG. Alcune ricerche suggeriscono che la prevalenza di questo disturbo aumenta con l’età. La maggior parte delle persone che soffre di questo disturbo riferiscono di essersi sentiti ansiosi o nervosi fin dall’infanzia.

I fattori di rischio per l’insorgenza di del DAG, attualmente riscontrati empiricamente, sono:

Fattori temperamentali. Si intende uno specifico modo di agire, di pensare e rapportarsi con gli altri. Inibire certi comportamenti o emozioni o avere la tendenza pervasiva ad evitare la possibilità di subire un danno, sono tratti tipici della persona che soffre del disturbo.

Fattori ambientali. Nonostante il fattore ambientale, da solo, non sia sufficiente a giustificare l’insorgenza del disturbo; l’ambiente in cui la persona è cresciuta gioca un ruolo fondamentale nel predisporre la persona a gestire efficacemente lo stress. Traumi ed eventi stressanti, possono contribuire all’insorgenza del disturbo.

Fattori genetici e fisiologici. La predisposizione genetica risulta essere importante, ma è l’insieme di fattori e condizioni specifiche a far sì che il disturbo si manifesti. Alcune ricerche suggeriscono che la storia familiare ha un ruolo nell’aumentare la probabilità che una persona sviluppi il disturbo. Ciò significa che la tendenza a sviluppare il DAG può essere trasmessa geneticamente.

I trattamenti ritenuti efficaci per la cura del DAG sono la psicoterapia e il trattamento farmacologico.

Trattamento farmacologico. Sono disponibili farmaci per il trattamento del disturbo e possono essere particolarmente utili per le persone la cui ansia interferisce con il funzionamento quotidiano. I farmaci consigliati per il trattamento del disturbo sono gli antidepressivi di nuova generazione e le benzodiazepine. Tuttavia i farmaci risultano efficaci a breve termine, al termie dell’assunzione, è probabile che i sintomi dati dal disturbo si ripresentino. Per tale motivo, risulta utile associare al trattamento farmacologico la psicoterapia.

Alcuni farmaci, come ad esempio le benzodiazepine, se assunti a lungo termine possono creare dipendenza, per evitare il rischio di tale condizione la prescrizione e l’assunzione deve avvenire sotto controllo del medico esperto (medico Psichiatra). Gli antidepressivi di nuova generazione, invece, sono più sicuri ed appropriati per il trattamento a lungo termine del disturbo.

 

Trattamento psicoterapico. Da studi empirici, la terapia cognitivo- comportamentale, risulta essere più efficace di altri trattamenti. La terapia cognitivo-comportamentale agisce rendendo la persona consapevole dei propri pensieri disfunzionali e riducendo lo stato di preoccupazione. Il lavoro psicoterapico si focalizza sull’aumentare la capacità dell’individuo nel tollerare l’incertezza, oltre che affrontare il rimuginio, a favore di uno stile di pensiero maggiormente funzionale.

Nel trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo d’ansia generalizzato viene utilizzato un protocollo che prevede l’impiego delle seguenti procedure: 

  • formulazione di un contratto terapeutico, che contenga, in particolare, obiettivi condivisi da paziente e terapeuta e i loro rispettivi compiti (es. compiti a casa per il  paziente);
  • ricostruzione della storia del disturbo (primi episodi in cui si è manifestato e descrizione dettagliata della condizione attuale);
  • formulazione dello schema di funzionamento del disturbo, a partire dall’analisi di recenti episodi nei quali la persona si è sentita preoccupata e ansiosa;
  • psicoeducazione, che consiste nel fornire al paziente informazioni relative al ruolo che hanno le credenze sulle preoccupazioni nell’insorgenza e nel mantenimento del disturbo;
  • individuazione dei pensieri disfunzionali (es. giudizi sulle preoccupazioni) alla base del disturbo e messa indiscussione di tali valutazioni;
  • apprendimento di tecniche per la gestione dei sintomi dell’ansia;
  • esposizione graduale ai pensieri ed agli stimoli temuti ed evitati;
  • prevenzione delle ricadute, che consiste nell’accettazione da parte del paziente della possibilità che i sintomi potrebbero ripresentarsi e nel rinnovato ricorso agli strumenti acquisiti in terapia per fronteggiare il momento di crisi.
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