Disturbo ossessivo compulsivo
La persona con Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) è preoccupata da pensieri (che possono assumere anche la forma di immagini mentali o di semplici impulsi a compiere una determinata azione) intrusivi ed angoscianti (ossessioni) ed esperisce una pressione a mettere in atto comportamenti ripetitivi (compulsioni) allo scopo di contrastarli.
Questi fenomeni involontari provocano notevole angoscia nella persona che li esperisce sia per il contenuto che rappresentano sia per il fatto che si percepisce una mancanza di controllo su di essi.
Il DOC ha una prevalenza del 3% nella popolazione mondiale; forme precoci possono essere riconosciute a partire dai 10 anni, la maggior parte delle persone manifesta i primi sintomi prima dei 25 anni.
Talvolta le persone con DOC gestiscono le loro ossessioni senza manifestare alcun segnale visibile dall’esterno della loro sofferenza. Generalmente però, tendono a mettere in atto delle compulsioni: queste si definiscono come dei comportamenti o delle azioni mentali ripetitive svolte allo scopo di ridurre la preoccupazione. Ad esempio una persona che ha l’ossessione di avere le mani sporche può sviluppare la compulsione di doverle lavare 50 volte al giorno per averle sufficientemente pulite.
Le compulsioni aiutano l’individuo a ridurre la sensazione d’angoscia allontanando temporaneamente il rischio temuto.
I due segni definitori del disturbo sono i pensieri ossessivi e le azioni compulsive. I sintomi vengono percepiti come gravosi per l’individuo in quanto risultano dispendiosi in termini di tempo dedicato, causano impedimenti nella vita quotidiana o appaiono significativamente disturbanti. Generalmente i sintomi ossessivi non si riducono se non vengono trattati.
Le ossessioni sono pensieri persistenti che si ripetono frequentemente ed in maniera intrusiva, generando ansia o altro tipo di stress significativo per l’individuo; le compulsioni sono le azioni che la persona mette in atto per fronteggiare i timori connessi a tali pensieri.
Le ossessioni possono apparire molto variabili e collegate a qualsiasi tipo di paura. Le più comuni sono:
– Contaminazione: costante preoccupazione riguardo la possibilità di potersi sporcare o contaminare mediante germi o sostanze di vario tipo. La contaminazione può essere anche di natura sociale (ad es. verso i tossicodipendenti o i senzatetto) o metafisica (il male, il diavolo, la negatività). La persona si sente costretta ad evitare numerosi luoghi diversi al fine di prevenire il contagio.
Nel momento in cui la persona entra in contatto con la sostanza temuta, tende a mettere in atto delle compulsioni, quali ad esempio i rituali di lavaggio delle mani, al fine di ridurre il rischio percepito di contaminazione.
Può esservi il timore di ammalarsi che si differisce da quello caratteristico dell’ipocondriaco per il fatto che quest’ultimo si percepisce solitamente come “già malato” e cerca quindi rassicurazioni negli altri; la persona con DOC potrebbe invece temere di “stare per ammalarsi” ed esperire una sensazione di forte disgusto verso la possibile fonte di contagio.
– Controllo: il timore di aver fatto o non aver fatto qualcosa che potrebbe danneggiare sé stessi, i propri oggetti o gli altri. La paura è legata al senso di colpa relativo alla propria responsabilità nella messa in atto di tali azioni. Ciò fa sì che la persona compia delle compulsioni legate al controllo delle proprie azioni come controllare più volte se si è chiuso il gas o la porta della propria casa, allo scopo di diminuire il senso di colpa percepito. Spesso tali rituali coinvolgono i familiari o gli amici, cui la persona con questo timore può delegare alcune attività di controllo in modo da condividerne la responsabilità.
– Ordine e simmetria: alcune persone non sopportano la vista di qualcosa di disordinato o di asimmetrico; ciò causa loro quella che si definisce “not just right experience”, ovvero la sensazione che ci sia qualcosa che non va nella rappresentazione dell’esperienza che stanno vivendo. Per fronteggiare questa sensazione, la persona può dedicare molto tempo a mettere in ordine gli oggetti ad esempio raggruppandoli per caratteristiche comuni (es. dal più grande al più piccolo) oppure sistemandoli in modo che risultino tutti allineati nello spazio.
E’ utile fare una specificazione ulteriore: quando parliamo di pensieri ossessivi ci riferiamo a contenuti mentali che appaiono sproporzionati rispetto ad un esame di realtà, in particolare nelle conseguenze ad essi attribuite, che si verificano con una frequenza elevata, provocano reazioni emotive intense, durature e di difficile gestione.
La differenza con la norma è di tipo quantitativo; pensieri qualitativamente analoghi, apparentemente assurdi e sproporzionati, possono verificarsi nella mente di chiunque. A molti sarà infatti capitato di preoccuparsi di aver lasciato il gas aperto quando si esce di casa o di non aver chiuso la macchina ed essere tornati indietro, anche percorrendo un lungo tratto di strada per poi rendersi conto che non era necessario. Avremo esperito un certo disagio che gradualmente si sarà ridotto. Nel DOC tali esperienze sono molto più frequenti e causano disagio più intenso.
Si distingue invece dal disturbo ossessivo-compulsivo di personalità in quanto, pur condividendo una certa rigidità di pensiero, in particolare nell’ambito del giudizio morale e del senso di responsabilità, quest’ultimo tipo di disturbo non è caratterizzato da pensieri intrusivi né da compulsioni e definisce precise caratteristiche caratteriali che non sempre si ritrovano nel DOC.
Gli studi neuropsicologici ipotizzano che le vie neurali coinvolte nel giudizio morale, nella pianificazione e nel movimento del corpo, siano alterate nel DOC.
Influenze ambientali, come le relazioni familiari o gli eventi stressanti, possono causare o peggiorare i sintomi ossessivi. C’è una forte evidenza che il DOC possegga una base genetica, particolarmente nelle forme a manifestazione precoce.
Si riscontra frequentemente un’alta sensibilità al disgusto ed alla colpa, in particolare quella deontologica.
Alcune ricerche descrivono un’accentuata probabilità d’insorgenza di questo disturbo per le donne, nel periodo successivo alla gravidanza.
A livello neuroanatomico, i pazienti con DOC riscontrano una maggiore attivazione della corteccia orbito-frontale e del sistema limbico; ciò favorisce una percezione sovrastimata delle conseguenze negative di una determinata azione e si colloca dunque alla base dei pensieri ossessivi.
Le ricerche dimostrano che in presenza di emozioni di rabbia e di tristezza è più facile che si manifestino pensieri intrusivi. Le persone quindi caratterizzate da umore tendente al negativo o esposte a forti stress, sono più a rischio di sviluppare un DOC.
Alcune caratteristiche dell’individuo inoltre, rappresentano un fattore di rischio per lo viluppo del DOC: in particolare la sensibilità alle minacce (anxiety sensitivity), la timidezza, l’alta coscienziosità e la rigidità morale. Tali caratteristiche possono contribuire all’insorgere ed al mantenimento delle meccaniche cognitive tipiche del disturbo.
Chi soffre di questo tipo di disturbo può vivere pesanti limitazioni alla propria vita sociale e non. La persona tenderà infatti a mettere in atto molti evitamenti per evitare il manifestarsi dei pensieri indesiderati, temendo non solo i pensieri stessi ma soprattutto i tentativi di soluzione (compulsioni) che pensa di dover mettere in atto per fronteggiarli. A volte infatti, i rituali possono protrarsi per ore e comportare conseguenze negative per l’intensità e la frequenza che li caratterizza (non uscire di casa per terminare il rituale, rovinarsi le mani a forza di lavaggi pur di evitare un possibile contagio).
Il disturbo ha inoltre la tendenza a cronicizzarsi: se non viene trattato può durare per tutto l’arco di vita.
Riguardo le tecniche psicoterapiche, le ricerche disponibili suggeriscono che l’esposizione con prevenzione della risposta (ERP) inserita all’interno di un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale, rappresenta il trattamento più efficace per il DOC. Talvolta può risultare utile integrare la terapia con un supporto farmacologico.
La terapia cognitiva consente di mettere in discussione i principali fattori di mantenimento del disturbo di cui i più frequenti sono: tentativi di controllare/bloccare il pensiero, il notevole timore di essere responsabile di errori o disattenzioni che potrebbero causare delle catastrofi e, connesso a ciò, la difficoltà a tollerare il rischio.
Ciò può essere utile al paziente per imparare ad accettare le sensazioni sgradevoli che sono il motore del disturbo; quasi tutti i pazienti con DOC infatti, giudicano negativamente sé stessi ed i propri pensieri e ciò aumenta l’ansia connessa alla sintomatologia rendendola più frequente e gravosa.
Sarà inoltre importante ricostruire la storia del disturbo per permetter al paziente di contestualizzare il modo in cui è arrivato a tale sintomatologia, riducendo così il giudizio negativo che tende ad attribuirsi. Spesso infatti i pazienti si percepiscono come folli per via dell’intensità e della frequenza con cui tentano di controllare le proprie ossessioni.
Questo disturbo può risultare particolarmente gravoso anche per i familiari del paziente, risulta quindi utile coinvolgerli nel trattamento e talvolta, il sistema familiare può beneficiare di terapie di gruppo o di coppia. I familiari rappresentano spesso una fonte di rassicurazione per il paziente quindi, oltre ad esperire le difficoltà connesse al disturbo, hanno la possibilità di intervenire direttamente sulle modalità di fronteggiamento della minaccia.
