Disturbi depressivi

Disturbo depressivo maggiore

Questo disturbo è caratterizzato da tristezza grave o persistente che interferisce con il funzionamento del soggetto, da diminuzione di interesse o di piacere nelle attività.

Il disturbo depressivo maggiore si manifesta attraverso sintomi di tipo fisici, emotivi, comportamentali e cognitivi. Tra questi, al fine di poter porre una diagnosi di disturbo depressivo maggiore, è necessario che siano presenti contemporaneamente per almeno 2 settimane 5 o più dei seguenti sintomi (devono essere presenti almeno umore depresso o diminuzione di interesse):

– Umore depresso

– Marcata diminuzione di interesse

– Significativa perdita/aumento di peso

– Disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)

– Agitazione/rallentamento psicomotorio

– Faticabilità o mancanza di energie

– Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi

– Difficoltà nella concentrazione e nella memoria

– Pensieri ricorrenti di morte

Dal punto di vista emotivo, le emozioni prevalenti esperite da persone con depressione sono la tristezza, l’angoscia, il senso di vuoto, il senso di colpa, l’irritabilità e l’ansia. Tale abbassamento dell’umore incide drasticamente sui sintomi comportamentali, che si riflettono in una marcata riduzione delle attività quotidiane, nel progressivo ritiro sociale e nei comportamenti passivi. Dal punto di vista cognitivo, emergono pensieri disfunzionali negativi su di sé, su mondo e sul futuro. Gli standard di riferimento sono alti e i pazienti tendono a criticarsi aspramente quando non vengono soddisfatti.

Fattori genetici e ambientali contribuiscono allo sviluppo del disturbo depressivo. L’ereditarietà determina infatti circa il 50% dell’eziologia, inoltre i fattori genetici sembrano influenzano lo sviluppo di modalità di risposta depressogene ad eventi avversi. Sembrano essere coinvolti anche fattori psicosociali (stress, separazioni, lutti). I soggetti che hanno avuto un episodio depressivo maggiore sono a maggior rischio di episodi successivi.

Gli studi scientifici evidenziano che le cure più efficaci per la depressione sono la terapia cognitivo-comportamentale, la psicoterapia interpersonale e il trattamento farmacologico. La combinazione di questi trattamenti e la conseguente efficacia deve essere adattata alle esigenze personali e cliniche del soggetto.

  • Psicoterapia cognitivo-comportamentale (TCC): Durante la TCC il paziente viene aiutato a prendere consapevolezza del suo funzionamento, con particolare riferimento ai circoli viziosi che mantengono e aggravano la sintomatologia. L’obiettivo è di cambiare il modo in cui il paziente percepisce sé stesso, il mondo ed il futuro. Tali cambiamenti determinano una modifica del tono dell’umore che a sua volta influenzerà positivamente i pensieri. Parallelamente, viene proposta una progressiva riattivazione comportamentale al fine di interrompere il circolo negativo di inattività e isolamento sociale. Le modifiche cognitive e quelle comportamentali contribuiscono al raggiungimento del superamento dei circoli viziosi depressogeni, ristabilendo uno stato emotivo e mentale di benessere.
  • Psicoterapia interpersonale: è una terapia breve (12-16 sedute), manualizzata che si focalizza sui sintomi attuali, interpretandoli alla luce delle relazioni interpersonali del paziente. Durante l’intervento psicoterapeutico, si indaga la relazione tra la sintomatologia depressiva e l’attuale ambito relazionale, l’obiettivo è orientato a sviluppare strategie di coping più efficaci verso le problematiche interpersonali attuali e favorire un senso di competenza.
  • Terapia farmacologica: diverse classi di farmaci possono essere usati per trattare la depressione (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, modulatori della serotonina, antidepressivi eterociclici, inibitori delle mono-amino-ossidasi, antidepressivo melatonergico).
  • Terapia elettroconvulsivante: trattamento utilizzato quando i farmaci risultano inefficaci;
  • Fototerapia

La depressione, particolarmente nei pazienti che hanno avuto > 1 episodio, è frequentemente recidivante; perciò, casi gravi spesso richiedono un mantenimento a lungo termine con terapia farmacologica.

Disturbo depressivo persistente (distimia)

I sintomi depressivi che persistono per ≥ 2 anni senza remissione sono classificati come disturbo depressivo persistente.

I sintomi depressivi tipicamente esordiscono in maniera subdola nell’adolescenza e possono persistere per molti anni o decenni. Il numero di sintomi spesso oscilla al di sopra e al di sotto della soglia per la diagnosi di episodio depressivo maggiore.

I pazienti affetti possono essere solitamente cupi, pessimisti, con umore negativo, passivi, letargici, introversi, ipercritici verso se stessi e gli altri e lamentosi. I pazienti affetti da disturbo depressivo persistente hanno anche maggiori probabilità di presentare sottostanti disturbi d’ansia, uso di sostanze, o disturbi di personalità (ossia, personalità borderline).

La teoria di riferimento è di tipo bio-psico-sociale, in cui le cause biologiche interagiscono con quelle psicologiche e sociali. Le cause sono spesso sovrapponibili a quelle per la depressione maggiore, vengono inclusi quindi meccanismi biochimici e ambientali.

  • Psicoterapia (in particolare la psicoterapia cognitivo-comportamentale)
  • Trattamento farmacologico
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