Stato mentale a rischio
Lo stato mentale a rischio è un termine che viene utilizzato dagli operatori sanitari per descrivere i giovani, di età compresa tra i 14 e i 35 anni, che stanno sperimentando cambiamenti percettivi che possono essere primi, lievi, segni di psicosi. È insolito che la psicosi accada e basta. È più probabile che ci siano alcuni segni precoci che si presentano settimane o mesi prima del vero e proprio esordio psicotico, ossia del primo episodio conclamato. Quindi, i servizi di salute mentale stanno ora cercando di lavorare con i giovani quando sono a rischio. L’idea è di ritardare l’insorgenza della psicosi o addirittura di interrompere del tutto l’esperienza di un primo episodio di psicosi.
Esistono tre gruppi di persone che possono trovarsi in uno stato mentale a rischio:
1. Persone con sintomi di psicosi di breve durata o più lievi che si sono verificati nei 3 mesi precedenti.
2. Persone che hanno funzionato meno bene a livello sociale, scolastico e lavorativo negli ultimi 12 mesi. Ad esempio, si sono ritirate da scuola, dall’università o dal lavoro o hanno avuto difficoltà nelle interazioni con la famiglia o con gli amici. Di per sé queste difficoltà potrebbero avere altre cause. Ma se la persona ha anche un fratello, una sorella o un genitore che ha avuto una psicosi queste difficoltà potrebbero effettivamente indicare uno stato mentale a rischio.
3. Le persone che manifestano brevi sintomi psicotici intermittenti e limitati. Questi sono sintomi di livello psicotico che sono spontaneamente scomparsi nell’arco di una settimana.
I giovani con uno stato mentale a rischio possono iniziare ad avere esperienze particolarmente insolite; come ad esempio vedere cose che le altre persone non vedono o ascoltare e sentire suoni inesistenti. Queste esperienze possono diventare spaventose e angoscianti.
Sensazioni di tensione, paura e preoccupazione (stati ansiosi).
Troppi pensieri affollano la mente contemporaneamente e in maniera troppo rapida, la persona non è in grado di concentrarsi su un pensiero alla volta.
Ritiro sociale, ridotta interazione con amici e familiari
Sensazione di depressione, debolezza, irritabilità e irrequietezza
Sensazione di perplessità di fronte a nuove, strane esperienze
Appetito ridotto e perdita di peso
Difficoltà a dormire/sonno interrotto
Disturbi del flusso di coscienza
I giovani con stati mentali a rischio potrebbero esperire solo una o due di queste esperienze, oppure diverse contemporaneamente.
Non esiste una sola causa. Generalmente una persona si trova in una condizione a rischio di psicosi a causa di una combinazione di fattori di stress e vulnerabilità. Come molti disturbi mentali, concorrono fattori biologici (genetica, neurotrasmissione chimica nel cervello), sociali (relazioni, famiglia) e fattori psicologici (convinzioni su sé e sugli altri). Attualmente, la ricerca suggerisce che circa 1 persona su 3 che si trova in uno stato mentale a rischio potrebbe peggiorare in futuro e sperimentare un primo episodio di psicosi.
Altri fattori di rischi sono: livelli accresciuti di stress, stati di preoccupazione e di ansia, importanti eventi di vita (ad es. cambiare scuola, iniziare l’università, sciogliere una relazione, problemi familiari, lutto ecc.), utilizzo di sostanze, (ad es. cannabis, estasi, LSD, MCAT, anfetamine, cocaina), abuso o abbandono infantile.
I pazienti con un “stato mentale a rischio” per lo sviluppo di psicosi possono essere trattati con successo con la psicoterapia cognitivo-comportamentale per ritardare o prevenire il passaggio a un primo episodio psicotico. Una caratteristica degli individui che soddisfano i criteri per uno stato mentale a rischio è proprio quella di essere ancora aperti a molteplici spiegazioni per delle esperienze straordinarie. La terapia cognitivo-comportamentale mira a normalizzare le esperienze straordinarie attraverso la psicoeducazione e a prevenire spiegazioni deliranti.
